Spaccio tra gli studenti di Parma: un affare tra amici

Pubblicato su ParmAteneo il 16 marzo 2015

Storie di piccoli pusher tra i corridoi dell'Università



‘Studenti che si drogano’ è uno dei più famosi luoghi comuni, insieme agli ‘studenti che non studiano’, a quelli che ‘mangiano male’, che ‘vivono in un porcile’. Peccato che gli studenti fumino Cannabis davvero. Anche a Parma. Si tratta per lo più delle cosiddette droghe naturali, i suoi derivati più comuni: la marijuana e l’hashish. Pochi hanno voluto parlare apertamente, l’argomento è difficile da trattare.
Diffusa è la convinzione che il monopolio del ‘fumo’ sia detenuto esclusivamente dalle persone di colore che spacciano in Pilotta, in via Savani o in via San Leonardo. Non è vero. A spacciare a loro volta, spesso, sono gli stessi studenti. Il meccanismo è semplice: si riceve la telefonata di un amico che chiede “vado a comprare … (si usano vari pseudonimi per indicare l’erba o il fumo senza nominarli esplicitamente, ndr), ne vuoi?”, e si ordina la quantità desiderata. Qualche grammo, non di più. “Quelli che riescono a procurarsi 100 grammi hanno contatti in alto”, sottolinea uno studente dell’Università di Parma. Si spaccia tra amici fidati perché basta che si sparga la voce e si rischia moltissimo. “Quello del fumo è un passatempo sporadico – dicono alcuni ragazzi - fumiamo nel week end tra amici, davanti a una birra per rilassarci. Il fumo riusciamo a procurarcelo da altri studenti che ne fanno uso e che magari hanno a disposizione una quantità maggiore di quella per uso personale e che sono disposti a rivendere alla loro cerchia di amici”.
COME AGISCE LO STUDENTE CHE SPACCIA - “Una volta sono stato a casa di un amico che spacciava. Il campanello suonava ogni dieci minuti ed erano tutte persone che venivano a comprare fumo – continua lo studente -. Dopo un po’ lui ha smesso e ha continuato a spacciare solo per gli amici più stretti. Abitando in pieno centro, tutto questo via vai di persone si notava parecchio e il rischio era diventato troppo alto”, racconta ancora lo studente. Perché i giovani cominciano a spacciare? I motivi sono due: fumare gratis e arricchirsi. La maggior parte degli studenti che spaccia cerca infatti di guadagnare qualcosa per arrotondareIl fascino dei soldi facili è irresistibile per molti. Se si compra droga e si rivende al doppio, si ammortizza la spesa e si recupera il denaro speso per sé. Il pericolo maggiore però è farsi prendere la mano e cercare di guadagnare di più cominciando a vendere anche a sconosciuti. Tuttavia basta che la voce arrivi alla persona sbagliata e ci si ritrova in manette.
LEGGE SULLO SPACCIO - L’attuale normativa sulla detenzione e vendita degli stupefacenti prevede una riduzione delle pene rispetto alla vecchia legge Fini-Giovanardi, dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale nel febbraio del 2014. E’ vietata la vendita e la coltivazione di sostanze stupefacenti sul territorio nazionale, tuttavia la detenzione e l’acquisto per uso personale non hanno rilevanza penale. La vendita di piccole quantità di droga comporta la reclusione da sei mesi a 4 anni e una multa che può andare dai mille ai 15 mila euro. L’arresto è possibile solo se lo spacciatore viene colto in flagranza di reato. Non si fa distinzione nella legge tra droghe pesanti e droghe leggere, spetta al giudice la facoltà di decidere caso per caso. A seguito di condanna si può ricorrere a pene alternative al carcere, come l’assegnazione ai servizi sociali.
20150312_175951ZONE DI RIFORNIMENTO E COSTI - Gli studenti che spacciano si riforniscono perlopiù a Bologna, definita la “signora città per eccellenza del fumo” oppure a MilanoErba di qualità si può comprare a 10 euro al grammo, ma la più pregiata arriva anche a 20 euro. “Dai neri in Pilotta si trova anche a meno – spiega un universitario che fa uso di marijuana da quando è arrivato a studiare a Parma – ma compri schifezze, non conviene”. Un ragazzo di Medicina, che da qualche anno ha smesso fare uso di cannabis, racconta di un amico che si riforniva a Milano e la rivendeva a 3 euro e 50 al grammo; in alternativa, qualcun’altro l’ha fatta arrivare da Amsterdam ma “era troppo forte quella roba, non mi piaceva”. Una diversa meta per rifornirsi di droga è la Spagna, anche se i veri intenditori preferiscono evitare quel mercato perché, per farla pesare di più e di conseguenza avere un guadagno maggiore, “si tratta di erba tagliata con l’ammoniaca o altre sostanze dannose”.
La maggior parte dello smercio avviene per conoscenza, tra amici, meno sono quelli che si riforniscono nei luoghi ormai risaputi essere piazze dello spaccio cittadino e frequentati da tossicodipendenti. Si accoglie il cliente, che è anche amico, a casa, al sicuro. Si vendono pochi grammi perché averne con sé troppi è rischioso, se lo possono permettere solo coloro che hanno il privilegio di avere in agenda contatti ‘alti’. Con questo si intendono coperture politiche o mafiose a vari livelli.
I veri spacciatori non si aggirano tra gli studenti. Tuttavia, spesso questi ultimi sono un anello importante nella catena che arriva alla distribuzione della merce fino al singolo consumatore, occasionale o abituale che sia. Gli studenti spacciano tra i loro amici: è questa la forma più diffusa di passaggio di droga tra i ragazzi di Parma che frequentano l’Università.

di Silvia Moranduzzo, Paola Cavallo, Letizia Cicchitto

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