Attacco al castello di Karak, Giordania: forse miliziani dell'Isis?

Ieri è stato attaccato il castello di Karak, in Giordania, e sono morte dieci persone. Un gruppo armato non meglio identificato con sigle di qualche genere si è asserragliato nel forte, importante sito turistico, e ha preso alcuni civili in ostaggio, poi liberati dalla polizia. Il gruppo ha sparato verso la polizia che ha circondato il castello del XII secolo. Il sito si trova a 120 chilometri dalla capitale Amman.
Il dubbio è che si tratti di militanti dell’Isis giordani di ritorno dall’Iraq che vogliano dare un segnale al loro Paese d’origine unito agli Stati Uniti nella guerra contro il Califfato. Solo a marzo la Giordania ha ricevuto dagli americani otto elicotteri Blackhawk UH 60A e dal febbraio 2015 gli Stati Uniti hanno fornito allo Stato arabo più di 26mila armi da fuoco, circa 3 milioni e mezzo di munizioni e centinaia di esplosivi. Moltissimi giordani sono diventati soldati dell’Isis e forse anche per questo Re Abdullah ha deciso di entrare a far parte della Lega Anti-Isis con l’Occidente.
Irbid, città situata a 80 chilometri da Amman e a 30 dal confine siriano, è balzata agli onori delle cronache in marzo perché le forze speciali giordane hanno scoperto e neutralizzato una presunta cellula del Califfato, che avrebbe dovuto compiere atti terroristici volti a destabilizzare il Paese. Qui si trova un campo profughi che ospita moltissimi rifugiati siriani e palestinesi, terreno fertile per l’estremismo jihadista. Basti pensare che gli arabi palestinesi residenti in Giordania sono il 40% della popolazione. Sono coloro che sono scappati dalle guerre arabo-israeliane del 1948 e del 1967 e che hanno qui trovato riparo dalla ferocia di Israele.
Sempre ieri l’Isis ha compiuto un attentato nella città portuale di Aden, nello Yemen. Un terrorista suicida si è fatto esplodere nella base militare a nordest della città uccidendo 52 soldati.


di Silvia Moranduzzo

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